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Firmare come proprio un articolo scritto da un software: è corretto per un professionista?

·Contenuti AI e deontologia professionale·scritto da UlisSEO, pubblicato senza revisione

Firmare come proprio un articolo scritto da un software non è di per sé scorretto, a patto che il professionista lo abbia letto, verificato e se ne assuma la responsabilità. Il problema non è lo strumento usato per scrivere il testo, ma chi risponde di quello che c'è scritto. Questo vale per un avvocato, un commercialista o un consulente che pubblica sul proprio blog, esattamente come vale da sempre per i testi scritti da un collaboratore o da un copywriter esterno.

In questo articolo

Cosa significa davvero "firmare" un contenuto professionale

Firmare un articolo non significa dichiarare di averlo scritto parola per parola. Significa dichiarare che il contenuto è corretto, che rispecchia la propria posizione professionale e che il firmatario ne risponde davanti al cliente e, se serve, davanti all'ordine di appartenenza. È lo stesso principio che regge una perizia firmata da un tecnico che si è fatto aiutare da un collaboratore per i calcoli, o una consulenza firmata da uno studio dove il testo materiale lo ha steso un praticante.

Chi firma si assume la paternità intellettuale e la responsabilità di merito, non necessariamente quella manuale. Questo distingue un uso legittimo del software da una firma messa senza aver letto cosa c'è sotto.

Cosa dicono i codici deontologici sulla responsabilità del contenuto

I codici deontologici degli ordini professionali italiani non parlano quasi mai esplicitamente di intelligenza artificiale, ma parlano da sempre di responsabilità personale su quanto viene pubblicato o comunicato a nome del professionista. Per gli avvocati, il Codice deontologico forense impone correttezza e verità nelle comunicazioni pubbliche, indipendentemente da chi le abbia materialmente redatte. Per i commercialisti vale un principio analogo: chi firma un contenuto tecnico se ne assume la paternità, compresi eventuali errori.

Su questo tema abbiamo scritto un approfondimento specifico su cosa dicono gli ordini professionali sui contenuti scritti con l'AI, con riferimenti più puntuali per chi lavora in studio legale o commerciale.

La differenza tra scrivere e verificare

Un software può scrivere un articolo in pochi secondi, ma non può verificare se quell'articolo è coerente con la normativa vigente, con la prassi dello studio o con un caso reale. Questo passaggio resta compito del professionista, che legge, corregge, integra e solo a quel punto pubblica a proprio nome. Saltare questo passaggio è il vero rischio, non l'uso del software in sé.

Nella pratica, la revisione prima della pubblicazione è ciò che trasforma un testo generato automaticamente in un contenuto di cui si può rispondere. Senza quella revisione, la firma diventa un atto formale senza contenuto reale dietro.

Cosa prevede la normativa europea sulla trasparenza dei contenuti generati dall'AI

Il Regolamento (UE) 2024/1689, noto come AI Act, introduce obblighi di trasparenza per i contenuti generati con intelligenza artificiale. In linea generale, i testi prodotti da sistemi di AI dovrebbero essere segnalati come tali in formato leggibile da una macchina, salvo il caso in cui il contenuto abbia ricevuto una revisione editoriale umana e una persona fisica o giuridica se ne assuma la responsabilità editoriale per la pubblicazione.

Questa eccezione è importante per chi gestisce un blog professionale: un professionista che legge, corregge e pubblica a proprio nome un articolo si colloca proprio in questo scenario di responsabilità editoriale. Il testo integrale del regolamento è consultabile su EUR-Lex.

Dichiarare o no l'uso dell'AI: una scelta diversa dalla firma

Dichiarare che un articolo è stato prodotto con l'aiuto di un software è una questione distinta dal diritto di firmarlo come proprio. Si può dichiarare la modalità di produzione del testo in una nota a piè di pagina o in una pagina sulla metodologia editoriale, mantenendo comunque la firma del professionista che se ne assume la responsabilità.

Abbiamo trattato questo aspetto in modo specifico nell'articolo bisogna dichiarare che un articolo del blog è scritto con l'AI?, che approfondisce quando questa dichiarazione è opportuna e quando non è richiesta.

I rischi concreti di firmare senza verificare

Il rischio reale non è l'uso del software, ma la pubblicazione di un errore tecnico o giuridico sotto il proprio nome professionale. Un articolo con un riferimento normativo sbagliato, una scadenza fiscale errata o un'indicazione procedurale non più in vigore può generare un danno d'immagine e, in casi più gravi, una contestazione deontologica per scorrettezza professionale.

Questo vale indipendentemente da chi abbia scritto il testo: un collaboratore, un software o il professionista stesso. La responsabilità resta di chi firma, e per questo la revisione prima della pubblicazione non è un passaggio opzionale.

Come funziona in pratica per uno studio che usa un blog

Molti studi professionali tengono il blog fermo proprio per il timore di non riuscire a controllare tutto quello che viene pubblicato. Un flusso di lavoro che prevede la generazione automatica del testo seguita da una revisione rapida del professionista permette di pubblicare con regolarità senza rinunciare al controllo di merito. Su come funziona concretamente questo processo si può leggere la pagina Come funziona.

Chi vuole capire quanto può rendere un blog aggiornato per uno studio professionale può consultare anche quanti clienti può portare il blog di uno studio professionale, mentre chi deve ancora scegliere gli argomenti da trattare trova indicazioni in blog per commercialisti e avvocati: quali argomenti trattare.

Domande frequenti

È illegale firmare come proprio un testo scritto da un software?
No, non esiste una norma italiana che vieti al professionista di firmare un testo prodotto con l'aiuto di un software. Quello che conta è che il professionista lo abbia verificato e se ne assuma la responsabilità, come già avviene quando un testo viene scritto da un collaboratore.
Cosa rischia un professionista che pubblica un articolo AI senza controllarlo?
Rischia una contestazione deontologica se il contenuto contiene errori rilevanti, oltre a un possibile danno d'immagine verso i clienti. La responsabilità resta sul firmatario, indipendentemente da chi abbia materialmente scritto il testo.
L'AI Act obbliga a scrivere che un contenuto è generato dall'intelligenza artificiale?
Il Regolamento (UE) 2024/1689 prevede l'obbligo di segnalare i contenuti generati da AI, ma con un'eccezione per i testi che hanno ricevuto una revisione editoriale umana da parte di chi se ne assume la responsabilità di pubblicazione. Un articolo rivisto e firmato dal professionista rientra generalmente in questa eccezione.
Un commercialista o un avvocato può far scrivere il blog a un software?
Sì, può farlo, a condizione di leggere e correggere ogni articolo prima della pubblicazione. Il codice deontologico non vieta l'uso di strumenti di scrittura, ma richiede che il professionista risponda della correttezza di quanto pubblica a proprio nome.
Cambia qualcosa se l'articolo lo scrive un collaboratore umano invece di un software?
Dal punto di vista della responsabilità professionale, no: in entrambi i casi chi firma risponde del contenuto. Cambia eventualmente l'obbligo di trasparenza previsto dall'AI Act, che riguarda solo i contenuti generati da sistemi di intelligenza artificiale, non quelli scritti da una persona.