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Bisogna dichiarare che un articolo del blog è scritto con l'AI?

·Contenuti scritti con l'AI: rischi e fiducia·scritto da UlisSEO, pubblicato senza revisione

Bisogna dichiarare che un articolo del blog è scritto con l'AI? In Italia non esiste oggi un obbligo generale di legge che imponga a un'azienda o a uno studio professionale di scrivere "questo articolo è stato generato con l'intelligenza artificiale" sul proprio blog. Il Regolamento UE sull'intelligenza artificiale prevede obblighi di trasparenza specifici, ma con un'eccezione importante proprio per i contenuti editoriali rivisti da una persona. La domanda quindi non è tanto "è obbligatorio", ma "conviene farlo" per la fiducia di chi legge.

In questo articolo

Cosa dice oggi la legge sui contenuti generati con l'AI

Il riferimento normativo più rilevante è il Regolamento (UE) 2024/1689, il cosiddetto AI Act. L'articolo 50 impone in alcuni casi di segnalare che un contenuto testuale è stato generato o manipolato artificialmente, quando serve a informare il pubblico su temi di interesse pubblico.

Lo stesso articolo prevede però un'esenzione: l'obbligo di disclosure non si applica quando il testo ha subito un processo di revisione editoriale e una persona fisica o giuridica ne assume la responsabilità editoriale. Un articolo di blog aziendale scritto con l'AI ma controllato, corretto ed eventualmente adattato da chi pubblica rientra in questa casistica.

Questi obblighi si applicano gradualmente: le disposizioni sulla trasparenza dell'AI Act diventano pienamente efficaci a partire dal 2 agosto 2026. Fino ad allora, e anche dopo per i contenuti con revisione editoriale, non c'è un obbligo di etichettatura automatico per il blog di un'attività professionale.

Cosa dicono i motori di ricerca sui contenuti scritti con l'AI

Google non chiede di dichiarare se un contenuto è stato scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Nelle sue linee guida sui contenuti utili, l'azienda ha chiarito che valuta la qualità e l'utilità del testo per chi legge, non lo strumento con cui è stato prodotto.

Questo significa che un articolo scritto con l'AI e uno scritto a mano vengono trattati allo stesso modo in fase di posizionamento, se rispondono davvero alla domanda di chi cerca. Il criterio che conta è se il contenuto è accurato, originale nella sua utilità pratica e coerente con il resto del sito, non se in fondo alla pagina c'è scritto "generato con AI".

Perché comunque la trasparenza aiuta la fiducia

Assenza di obbligo non vuol dire assenza di convenienza. Chi legge un blog aziendale — un cliente che valuta se affidarsi a uno studio, un'azienda che confronta fornitori — costruisce fiducia anche sul modo in cui i contenuti vengono prodotti e verificati.

Un disclaimer chiaro, tipo "gli articoli di questo blog sono scritti con il supporto dell'intelligenza artificiale e revisionati dal nostro team", non è un obbligo ma un segnale. Comunica che qualcuno controlla ciò che viene pubblicato, il che conta più della tecnologia usata a monte.

Il rischio opposto — dichiarare in modo vago o nascondere del tutto il processo — non ha conseguenze legali dirette nella maggior parte dei casi, ma può pesare sulla percezione se un lettore se ne accorge da solo, per esempio da errori evidenti nel testo.

Il caso specifico degli studi professionali

Per avvocati, commercialisti e consulenti la questione ha una sfumatura in più: la deontologia professionale regola la pubblicità e le comunicazioni al pubblico, ma non stabilisce ancora regole specifiche sull'uso dell'intelligenza artificiale per i contenuti di marketing. Le regole deontologiche generali su correttezza e veridicità delle comunicazioni restano comunque valide, a prescindere da come il testo è stato prodotto.

Chi ha dubbi sul proprio caso specifico — per esempio se un ordine professionale ha emanato indicazioni particolari sul tema — fa bene a verificarlo direttamente con il proprio ordine di appartenenza, perché le linee guida possono cambiare ed essere diverse da un albo all'altro.

Cosa cambia se l'articolo è scritto da un software e pubblicato in automatico

Un blog che pubblica automaticamente articoli generati da un software, come descritto in questo approfondimento sul funzionamento di un blog automatico, resta comunque soggetto alle stesse regole generali: nessun obbligo di etichettatura se c'è una qualche forma di controllo editoriale a monte, per esempio nella scelta degli argomenti o nella revisione periodica dei testi pubblicati.

La differenza pratica rispetto a un copywriter che scrive un pezzo alla volta è nei volumi e nella frequenza, non nell'obbligo di trasparenza. Chi si chiede quanto costi mantenere un blog aggiornato con questo approccio può confrontare le opzioni in questo confronto tra copywriter, agenzia e software.

Come scrivere un disclaimer AI senza esagerare

Un disclaimer efficace è breve, onesto e non tecnico. Basta una frase visibile in una pagina informativa del sito o in fondo agli articoli, che spieghi che i contenuti sono prodotti con il supporto dell'intelligenza artificiale e rivisti prima della pubblicazione.

Non serve indicare quale strumento è stato usato, né dettagliare il processo tecnico: l'obiettivo è la chiarezza per il lettore, non un documento legale. Chi gestisce blog di più clienti, come le agenzie descritte in questo articolo sulla gestione multi-cliente, può standardizzare questa frase per tutti i siti che segue.

Cosa succede se un contenuto AI contiene errori

Qui la responsabilità non cambia in base a chi o cosa ha scritto il testo: chi pubblica un contenuto sul proprio sito ne risponde, che sia stato scritto da una persona o da un software. Un'informazione fiscale o legale sbagliata pubblicata su un blog professionale può generare responsabilità civile per affermazioni scorrette, indipendentemente dallo strumento usato per produrla.

Per questo la revisione umana, anche solo per verificare dati e riferimenti normativi, resta un passaggio che conviene mantenere anche quando la scrittura è automatizzata. È lo stesso principio che vale per capire perché un articolo perde posizioni e va aggiornato: un contenuto pubblicato non è mai definitivo, va controllato nel tempo.

Dove trovare le regole applicabili al proprio caso

Chi vuole approfondire il testo ufficiale dell'AI Act può consultare il Regolamento (UE) 2024/1689 su EUR-Lex, in particolare l'articolo 50 sugli obblighi di trasparenza. Per capire come i motori di ricerca trattano i contenuti generati con l'AI, la fonte più diretta è il post ufficiale di Google Search Central sull'AI content.

Chi valuta se attivare un blog automatico sul proprio sito e vuole capire tempi e passaggi tecnici può leggere anche quanto tempo serve per attivarlo e come funziona in pratica su questa pagina.

Domande frequenti

Devo scrivere che un articolo è stato generato con l'intelligenza artificiale?
Non c'è un obbligo generale in Italia oggi. Il Regolamento UE sull'AI prevede obblighi di trasparenza per alcuni contenuti, ma esclude i testi che hanno una revisione editoriale con una persona responsabile, come avviene di solito su un blog aziendale.
Google penalizza gli articoli scritti con l'AI se non lo dichiaro?
No. Google valuta la qualità e l'utilità del contenuto per chi legge, non lo strumento con cui è stato scritto. Non dichiarare l'uso dell'AI non ha impatto diretto sul posizionamento, secondo le linee guida ufficiali di Google Search Central.
Cosa dice il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale riguardo ai contenuti generati?
L'articolo 50 dell'AI Act impone in certi casi di segnalare che un testo è stato generato artificialmente, ma esenta i contenuti rivisti editorialmente da una persona responsabile. Queste disposizioni diventano pienamente applicabili dal 2 agosto 2026.
Come si scrive un disclaimer per contenuti AI su un blog aziendale?
Basta una frase breve e visibile, per esempio in una pagina informativa del sito, che spieghi che i testi sono prodotti con supporto AI e revisionati prima della pubblicazione. Non serve indicare lo strumento specifico usato.
Un avvocato o un commercialista può pubblicare articoli scritti con l'AI senza dirlo?
Ad oggi non risultano regole deontologiche specifiche sull'uso dell'AI nei contenuti di marketing per queste categorie, ma restano valide le regole generali su correttezza delle comunicazioni. Per il proprio caso specifico conviene comunque verificare con il proprio ordine professionale.