Contenuti scritti con l'AI per avvocati e commercialisti: cosa dicono gli ordini professionali
Gli ordini professionali italiani — Consiglio Nazionale Forense e Consiglio Nazionale dei Commercialisti — non hanno ancora una norma specifica sui contenuti scritti con l'intelligenza artificiale per il blog di uno studio. Si applicano i principi deontologici già esistenti: correttezza, verità dell'informazione, riservatezza dei dati dei clienti. Chi pubblica un articolo firmato a proprio nome resta responsabile del contenuto, che sia stato scritto con l'AI o meno, indipendentemente da cosa dicano gli ordini professionali su questo specifico strumento.
In questo articolo
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Cosa dice il Consiglio Nazionale dei Commercialisti (CNDCEC)
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Il rischio delle allucinazioni: verificare prima di pubblicare
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Dichiarare o non dichiarare che un articolo è scritto con l'AI
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Cosa scrivere (e cosa evitare) in un blog di studio legale o commercialista
Cosa dice il Consiglio Nazionale Forense sull'uso dell'AI
Il Consiglio Nazionale Forense non ha ancora emesso una regola specifica che vieti o disciplini l'uso dell'AI generativa per la comunicazione professionale, inclusi i contenuti di un sito o di un blog. Il tema è seguito con attenzione, soprattutto per l'attività forense in senso stretto — pareri, atti, ricerche giurisprudenziali — dove il rischio di errori è più alto.
Per la comunicazione informativa, come gli articoli di un blog di studio, valgono i doveri generali già previsti dal Codice Deontologico Forense: lealtà, correttezza e verità di quanto si comunica al pubblico. Un articolo scritto con l'AI non è vietato in sé, ma deve rispettare gli stessi standard di un articolo scritto a mano: nessuna informazione falsa, nessuna promessa di risultato, nessun riferimento normativo non verificato.
Cosa dice il Consiglio Nazionale dei Commercialisti (CNDCEC)
Anche per la categoria dei commercialisti non risulta, a oggi, una delibera specifica sull'uso dell'AI per i contenuti pubblicati online. Il tema dell'intelligenza artificiale applicata alla professione è discusso soprattutto in relazione all'attività tecnica — bilanci, consulenza fiscale, revisione — non alla comunicazione di marketing.
Questo non significa che manchino regole applicabili. Il Codice Deontologico della professione impone comunque di comunicare in modo corretto e non ingannevole verso il pubblico, e questo vale per ogni contenuto pubblicato, scritto con o senza l'aiuto di un software.
I principi deontologici che si applicano comunque
Anche in assenza di una regola dedicata all'AI, tre principi restano fermi per entrambe le professioni. Primo: il professionista risponde di quello che firma, anche se il testo è stato generato da un software. Secondo: non si possono fare promesse di risultato — vietate a prescindere dallo strumento usato per scrivere. Terzo: la riservatezza dei dati dei clienti va protetta anche quando si usa un'AI per redigere un contenuto.
Su questo terzo punto vale la pena soffermarsi: alcuni strumenti di AI generativa conservano i testi inseriti per addestrare i propri modelli. Inserire nomi, pratiche o dettagli di un cliente reale in un prompt può violare il segreto professionale, indipendentemente da cosa dica l'ordine di appartenenza.
Il rischio delle allucinazioni: verificare prima di pubblicare
Un'AI generativa può inventare riferimenti normativi, sentenze o articoli di legge che non esistono, presentandoli con sicurezza come se fossero veri. Questo fenomeno, noto come "allucinazione", è documentato e riguarda tutti i modelli linguistici attualmente in uso.
Per un avvocato o un commercialista questo è il rischio pratico più concreto: pubblicare un articolo con un riferimento normativo sbagliato danneggia la credibilità dello studio, oltre a poter configurare un'informazione scorretta verso il pubblico. Ogni contenuto generato con l'AI va quindi controllato da una persona competente prima della pubblicazione, verificando in particolare numeri di legge, articoli e sentenze citate.
Privacy e riservatezza: cosa non condividere mai con un'AI
Il Garante per la protezione dei dati personali ha più volte richiamato l'attenzione sui rischi di trattamento dati legati agli strumenti di AI generativa, intervenendo anche con un provvedimento specifico nei confronti di OpenAI e ChatGPT nel marzo 2023. Per uno studio professionale la regola pratica è semplice: mai inserire dati identificativi di un cliente, dettagli di una pratica in corso o informazioni coperte da segreto professionale in un prompt di un'AI generativa non controllata dallo studio.
Questo vale sia per contenuti a scopo informativo (un articolo di blog) sia per usi interni. Il tema è trattato in modo più ampio dal Garante nella sua sezione dedicata all'intelligenza artificiale, un buon punto di partenza per capire quali cautele adottare.
Dichiarare o non dichiarare che un articolo è scritto con l'AI
Non esiste un obbligo di legge generale che imponga di scrivere "questo articolo è stato generato con l'intelligenza artificiale" in calce a un contenuto di blog. La questione è più articolata e dipende dal contesto: ne parliamo nel dettaglio in un articolo dedicato a se bisogna dichiarare che un articolo del blog è scritto con l'AI.
Quello che conta, per un professionista iscritto a un ordine, non è tanto la dichiarazione in sé, quanto la sostanza del contenuto: corretto, verificato, non ingannevole. Un articolo scritto con l'AI ma controllato con cura è deontologicamente più solido di un articolo scritto a mano ma pieno di errori.
Cosa scrivere (e cosa evitare) in un blog di studio legale o commercialista
Un blog professionale funziona meglio quando risponde a domande concrete dei clienti, spiega come funziona una procedura, chiarisce scadenze e obblighi. Abbiamo raccolto una serie di argomenti utili in quali argomenti trattare in un blog per commercialisti e avvocati.
Va evitato invece qualunque contenuto che sembri un consiglio personalizzato sul caso del lettore: un blog informa su come funziona una norma, non dice al singolo cliente cosa fare nella sua situazione specifica. Questa distinzione, oltre a essere corretta dal punto di vista deontologico, protegge anche lo studio da fraintendimenti.
Chi scrive davvero i contenuti: persona, agenzia o software
Molti studi si affidano a un'agenzia, a un copywriter freelance o a un software che genera e pubblica articoli in automatico. Le differenze pratiche tra queste opzioni — tempi, costi, controllo sui contenuti — sono spiegate in agenzia SEO, copywriter o software: chi scrive il blog in Italia.
Qualunque sia la scelta, per un professionista iscritto a un ordine la responsabilità finale sul contenuto resta sua. Vale anche quando lo strumento si occupa della scrittura e della pubblicazione: la verifica prima della pubblicazione, e la scelta di cosa pubblicare, restano un passaggio che non si delega del tutto. Su come funziona in pratica un servizio che scrive e pubblica automaticamente si può leggere la pagina come funziona.
Sicurezza e accesso al sito: un altro tema di attenzione
Quando si attiva uno strumento che scrive e pubblica in automatico sul sito dello studio, la domanda sulla sicurezza dell'accesso è legittima quanto quella sulla deontologia dei contenuti. Chi gestisce dati di clienti tramite il proprio sito dovrebbe informarsi su come funziona l'accesso richiesto da questi strumenti: ne parliamo in è sicuro attivare un blog automatico senza dare la password del sito.
Domande frequenti
- L'ordine degli avvocati vieta di usare l'AI per scrivere articoli del blog?
- No, il Consiglio Nazionale Forense non ha emesso un divieto specifico su questo punto. Restano validi i doveri generali di correttezza e verità previsti dal Codice Deontologico Forense, applicabili a qualunque contenuto pubblico dell'avvocato.
- Un commercialista rischia sanzioni se pubblica contenuti scritti con l'AI?
- Non per il solo fatto di aver usato l'AI. Il rischio disciplinare nasce se il contenuto pubblicato è scorretto, ingannevole o viola la riservatezza di un cliente, indipendentemente da come è stato scritto.
- Bisogna scrivere che un articolo è stato generato con l'intelligenza artificiale?
- Non c'è un obbligo di legge generale in questo senso per un blog professionale. La scelta dipende dal contesto e dalla policy dello studio, come spiegato nell'articolo dedicato a questo tema.
- Cosa rischia un avvocato che pubblica un'informazione sbagliata generata dall'AI?
- Rischia una violazione dei doveri di correttezza e verità previsti dal Codice Deontologico Forense, oltre a un danno di credibilità verso i clienti. Per questo ogni contenuto generato con l'AI andrebbe verificato prima della pubblicazione, in particolare riferimenti normativi e sentenze.
- È legale usare ChatGPT per scrivere contenuti di uno studio legale o commercialista?
- Sì, non c'è un divieto di legge. L'attenzione va posta su cosa si inserisce nel prompt: dati identificativi di clienti o dettagli di pratiche coperte da segreto professionale non andrebbero mai condivisi con strumenti di AI generativa non controllati dallo studio.