Blog per avvocati e codice deontologico: cosa si può scrivere

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Uno studio legale può tenere un blog e usarlo per farsi conoscere, ma il contenuto deve rispettare l'art. 35 del Codice Deontologico Forense, che regola la pubblicità informativa degli avvocati. Il testo deve essere veritiero, trasparente e corretto: niente toni elogiativi, niente paragoni con altri professionisti, niente promesse sull'esito di una causa. Dentro questi confini, un blog giuridico è uno strumento legittimo e diffuso tra gli studi italiani.

In questo articolo

Cosa dice il codice deontologico forense sulla pubblicità degli avvocati

Dal 2006, con la legge 248/2006 (decreto Bersani), la pubblicità per le professioni regolamentate non è più vietata in sé. Il Codice Deontologico Forense, approvato dal Consiglio Nazionale Forense, ne disciplina però i contenuti: l'art. 35, rubricato "Dovere di corretta informazione", stabilisce che l'informazione sull'attività professionale deve essere veritiera, non equivoca, non ingannevole, non comparativa e rispettosa della dignità e del decoro della professione.

La stessa impostazione si ritrova nella legge 31 dicembre 2012, n. 247, che ha riformato l'ordinamento della professione forense e ha confermato la possibilità di fare pubblicità informativa, lasciando al Codice Deontologico il compito di definirne i limiti concreti. Il testo del decreto legge 223/2006, che per primo ha aperto alla pubblicità delle professioni regolamentate, resta il punto di partenza normativo di questa evoluzione.

Cosa può scrivere uno studio legale in un blog

Un articolo di blog può spiegare una novità normativa, chiarire il significato di un termine giuridico, descrivere come funziona una procedura (una separazione, un ricorso, un contratto di locazione) o commentare una sentenza in modo tecnico. Questo tipo di contenuto ha natura informativa: aiuta il lettore a capire come funziona qualcosa, senza spingerlo a scegliere un professionista specifico attraverso toni persuasivi.

Si possono indicare anche i titoli effettivamente conseguiti, le specializzazioni, l'albo di iscrizione e i settori di attività dello studio. L'importante è che ogni informazione sia verificabile: un titolo non conseguito o una qualifica non ottenuta non possono comparire, nemmeno in forma indiretta.

Per impostare un piano editoriale coerente con questi limiti può essere utile partire da una lista di argomenti verificata, come quella descritta in questa guida sugli argomenti per un blog aziendale, adattandola però al contesto normativo specifico della professione forense. Anche la frequenza di pubblicazione conta: un blog aggiornato con regolarità comunica serietà senza bisogno di toni promozionali, e in questo articolo sulla frequenza di pubblicazione si trovano alcuni riferimenti utili per impostare un piano sostenibile.

Cosa il codice deontologico vieta espressamente

L'art. 35 vieta in modo esplicito le espressioni che qualificano in termini enfatici le proprie capacità professionali, i confronti diretti con altri professionisti o altri studi, e qualunque riferimento a rapporti personali con magistrati o uffici giudiziari che possa far pensare a un'influenza impropria. È vietato anche promettere o lasciar intendere un esito favorevole di una causa: nessun avvocato può garantire come andrà un procedimento, perché l'esito dipende da fattori che non sono nella disponibilità del professionista.

Sono vietate anche le forme di comunicazione insistenti o moleste, e l'accaparramento di clientela attraverso intermediari non autorizzati. Un blog che si limita a pubblicare contenuti informativi, aggiornati e firmati non rientra in queste casistiche, ma un contenuto pensato soprattutto per generare urgenza nel lettore, più che per informarlo, può avvicinarsi al limite previsto dalla norma.

La riservatezza dei clienti: cosa dice il codice sul segreto professionale

Un caso concreto, anche se vinto, non si può raccontare su un blog se permette di risalire all'identità del cliente, salvo consenso esplicito di quest'ultimo. Il segreto professionale è un dovere centrale della professione forense ed è richiamato in più punti del Codice Deontologico, insieme ai doveri generali di probità e decoro previsti dall'art. 9.

Quando un articolo prende spunto da un caso reale, la prassi è descriverlo in forma del tutto anonima e generica, modificando dettagli che potrebbero renderlo riconoscibile. In caso di dubbio su un caso specifico, la valutazione spetta al professionista e, se necessario, al proprio Consiglio dell'Ordine territoriale. Prima di pubblicare, può essere utile passare il testo per una verifica sistematica dei punti critici, come quella descritta in questa checklist per capire se un articolo è pronto per la pubblicazione.

Dove finisce l'informazione e comincia la pubblicità scorretta

Il confine tra contenuto informativo e messaggio pubblicitario scorretto non è sempre netto, e dipende dal modo in cui l'informazione viene presentata, non solo dall'argomento trattato. Un articolo che spiega i tempi medi di una procedura di successione, citando fonti normative, è informazione. Lo stesso articolo diventa problematico se chiude con frasi che spingono il lettore a contattare lo studio con urgenza, lasciando intendere un vantaggio concreto legato alla rapidità di contatto piuttosto che al merito del caso.

Un criterio pratico è chiedersi se il contenuto resterebbe utile anche se lo studio che lo ha pubblicato non esistesse: se la risposta è sì, è probabile che si tratti di informazione genuina.

Il ruolo degli strumenti di intelligenza artificiale nella redazione del blog legale

Usare strumenti automatici per scrivere e pubblicare articoli non cambia le regole deontologiche: la responsabilità del contenuto pubblicato resta sempre dell'avvocato titolare dello studio, indipendentemente dallo strumento con cui il testo è stato prodotto. Chi sceglie di affidarsi a un servizio di contenuti automatizzati, come descritto in questa pagina su come funziona la scrittura automatica di articoli, deve comunque rileggere ogni pezzo prima della pubblicazione, verificando titoli, qualifiche e riferimenti a casi concreti.

Un altro aspetto da considerare riguarda la titolarità dei testi: sapere a chi appartengono i contenuti scritti con l'intelligenza artificiale è utile anche in ottica contrattuale, come spiegato in questo approfondimento su chi possiede i diritti dei contenuti scritti da un'AI. Per uno studio legale, questo significa poter mantenere il controllo editoriale sul materiale pubblicato anche cambiando fornitore in futuro.

Domande frequenti

Un avvocato può avere un blog personale sul proprio sito?
Sì, è consentito. Il blog deve però rispettare l'art. 35 del Codice Deontologico Forense: i contenuti vanno presentati in forma informativa, veritiera e non elogiativa, senza paragoni con altri professionisti.
Si può scrivere di un caso vinto in tribunale sul blog dello studio?
Solo se il cliente non è riconoscibile o ha dato il consenso esplicito. Il segreto professionale e i doveri di riservatezza previsti dal Codice Deontologico restano validi anche per i casi conclusi con successo.
Cosa succede se un avvocato pubblica contenuti pubblicitari scorretti?
Il Consiglio dell'Ordine territoriale può avviare un procedimento disciplinare. Le sanzioni previste dall'ordinamento forense vanno dall'avvertimento fino, nei casi più gravi, alla radiazione dall'albo.
Un articolo scritto con l'intelligenza artificiale rispetta comunque il codice deontologico?
Lo strumento usato per scrivere non cambia le regole: la responsabilità del contenuto pubblicato resta dell'avvocato titolare dello studio, che deve verificare ogni articolo prima della pubblicazione.
Si possono indicare le specializzazioni nel blog dello studio legale?
Sì, a condizione che siano effettivamente conseguite e verificabili. Il Codice Deontologico vieta di menzionare titoli o qualifiche non ottenute, anche in forma indiretta o allusiva.