Volume di ricerca: cos'è e come usarlo per scrivere un articolo

·Ricerca parole chiave e argomenti per il blog aziendale·scritto da UlisSEO, pubblicato senza revisione

Il volume di ricerca è il numero medio di volte al mese in cui le persone digitano una determinata parola o frase in un motore di ricerca come Google. Si riferisce a una parola chiave (o keyword) specifica, non a un argomento generico: "commercialista Milano" e "commercialista per partite IVA" hanno volumi diversi anche se parlano dello stesso tema. È uno dei dati che chi scrive per il web guarda prima di decidere cosa pubblicare, insieme all'intento di chi cerca.

In questo articolo

Cosa significa volume di ricerca di una parola chiave

Significa quante ricerche genera, in media, quella parola chiave ogni mese in una certa area geografica. Il dato è sempre una media su un periodo (di solito gli ultimi 12 mesi), perché le ricerche variano da un mese all'altro: "regime forfettario" cresce a gennaio, "regali Natale" cresce a dicembre.

Il volume non misura l'importanza di un tema per il tuo business, misura solo quante persone lo cercano con quelle parole esatte. Una keyword può avere volume alto ed essere comunque poco utile per un'attività locale, se chi cerca è troppo generico o troppo lontano dal servizio offerto.

Come si calcola il volume di ricerca e perché è una stima

Il volume di ricerca non è un conteggio esatto, è una stima calcolata dai motori di ricerca o dagli strumenti SEO sulla base dei dati che raccolgono. Google non pubblica il numero reale di ricerche per ogni parola: gli strumenti disponibili (incluso quelli di Google stesso) restituiscono intervalli o medie arrotondate.

Per questo motivo due strumenti diversi possono mostrare numeri diversi per la stessa keyword. Non è un errore di uno dei due: sono metodi di stima differenti, basati su campioni e fonti dati non identiche. Il dato va quindi letto come un ordine di grandezza - poche ricerche, molte ricerche, una via di mezzo - più che come un numero su cui costruire calcoli precisi.

Dove si controlla il volume di ricerca

Il volume di ricerca si controlla con strumenti dedicati, gratuiti o a pagamento, che restituiscono una stima per ogni parola chiave digitata. Il più noto è Google Keyword Planner, pensato per chi fa pubblicità su Google Ads ma usato anche solo per la ricerca di parole chiave; richiede un account Google Ads, anche senza campagne attive.

Esistono poi strumenti SEO più specifici (a pagamento, con prove gratuite limitate) che offrono anche la difficoltà stimata di posizionarsi per quella parola. Un'alternativa gratuita per farsi un'idea delle tendenze nel tempo, anche se non dà un numero assoluto di ricerche, è Google Trends, utile soprattutto per confrontare due o più parole chiave tra loro.

Quanto volume serve per scrivere un articolo

Non esiste una soglia minima di volume sotto la quale un articolo non vale la pena scriverlo: dipende da cosa cerca chi digita quella parola e da quanto è vicino al servizio offerto dall'attività. Un articolo su una keyword con 20 ricerche al mese ma altamente pertinente al servizio può portare più contatti utili di uno su una keyword con 2000 ricerche ma generica.

Quello che conta davvero, più del numero assoluto, è l'intento dietro la ricerca: chi cerca quella parola sta informandosi, confrontando opzioni o è già pronto ad agire? Il volume dice quante persone cercano, non perché lo cercano: per questo va sempre letto insieme al search intent, cioè lo scopo reale di chi fa quella ricerca.

Una keyword con volume basso conviene comunque?

Sì, può convenire, e in molti casi conviene più di una keyword ad alto volume, soprattutto per attività locali o con un pubblico ristretto. Le keyword a lungo raggio (dette anche "a coda lunga", frasi di quattro o più parole con volume basso ma intento molto specifico) convertono spesso meglio perché chi le cerca ha già un'idea chiara di cosa vuole.

Il rischio opposto è scrivere solo per keyword a volume altissimo, molto competitive, dove un sito con un blog appena avviato fatica a posizionarsi contro domini autorevoli da anni. Un mix di keyword a volume medio-basso ma pertinenti, distribuite nel tempo, è una strategia più sostenibile per chi parte da zero.

Volume di ricerca e intento di ricerca: perché vanno letti insieme

Il volume di ricerca da solo non basta a decidere se un argomento vale un articolo: serve sapere anche cosa si aspetta di trovare chi digita quella frase. Una keyword come "cos'è il regime forfettario" ha un intento informativo chiaro, mentre "commercialista regime forfettario Torino" ha un intento più vicino alla ricerca di un servizio.

Scrivere un articolo che risponde bene all'intento, anche con volume modesto, ha più probabilità di essere letto fino in fondo e di generare un contatto reale rispetto a un articolo generico che insegue solo il numero di ricerche. Per capire come distinguere i diversi tipi di intento, la guida sul search intent entra nel dettaglio con esempi pratici.

Come usare il volume di ricerca nel calendario editoriale

Il volume di ricerca è uno dei criteri utili per scegliere cosa pubblicare e con che priorità, insieme ad altri fattori come l'intento di ricerca e la pertinenza con i servizi offerti. Mettere insieme keyword a volume diverso - alcune più cercate, altre di nicchia - aiuta a costruire un calendario editoriale equilibrato invece che puntare tutto su poche parole molto competitive.

Per organizzare questo lavoro nel tempo, senza lasciare il blog fermo per mesi, può essere utile seguire una struttura precisa: la guida su come organizzare un calendario editoriale per il blog aziendale spiega passo per passo come alternare temi e priorità. Anche la lista di argomenti da cui partire conta quanto il volume: la guida su come trovare argomenti per il blog mostra metodi concreti per non restare a corto di idee.

Cosa guardare oltre al volume prima di scrivere

Il volume di ricerca va sempre incrociato con la lunghezza e la qualità del contenuto che si riesce a produrre su quel tema, perché un articolo corto e superficiale su una keyword interessante rende poco comunque. La guida sulla lunghezza ideale di un articolo blog spiega quando un testo breve basta e quando serve approfondire di più.

Da tenere presente anche l'aggiornamento di Google del marzo 2024 sui contenuti utili, che penalizza i testi scritti solo per intercettare una ricerca senza offrire informazioni reali a chi legge: l'articolo sul Google Helpful Content Update entra nel merito di cosa cambia per chi scrive un blog aziendale. Chi vuole che i propri contenuti vengano letti e citati anche dagli assistenti basati su intelligenza artificiale, non solo da Google, può approfondire cos'è l'ottimizzazione AEO e come si applica a un blog già esistente.

Domande frequenti

Cos'è esattamente il volume di ricerca di una parola chiave?
È il numero medio mensile di ricerche fatte dalle persone su quella parola o frase specifica in un motore di ricerca, calcolato di solito sugli ultimi 12 mesi. È una stima, non un conteggio esatto, e varia da strumento a strumento.
Dove posso controllare gratis il volume di ricerca di una keyword?
Google Keyword Planner è lo strumento più usato e richiede un account Google Ads gratuito, senza bisogno di attivare campagne a pagamento. Google Trends non dà un numero assoluto ma permette di confrontare l'andamento nel tempo tra più parole chiave.
Conviene scrivere un articolo su una keyword con poche ricerche al mese?
Spesso sì, soprattutto se la keyword è molto specifica e vicina al servizio offerto, perché chi cerca quella frase ha già un'idea chiara di cosa vuole. Una keyword di nicchia con intento chiaro può portare più contatti utili di una generica ad alto volume.
Qual è il volume minimo per giustificare un articolo nel blog?
Non esiste una soglia fissa valida per tutti i casi, perché dipende dal settore, dal pubblico locale e da quanto quella parola è legata al servizio offerto. Va valutato insieme all'intento di ricerca, non solo guardando il numero.
Perché due strumenti diversi mostrano volumi diversi per la stessa parola?
Perché ogni strumento stima il dato con metodi e campioni di dati propri, non con un conteggio diretto delle ricerche reali. Le differenze sono normali e il numero va letto come ordine di grandezza, non come valore esatto.